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Autor: admin
~ 15/08/08

La quotatura dell’arte,si appella nei termini di un esistenza che graffia il ciclo condizionale.
Parlare in gradi,non vuol dire: trovare una soluzione,ma parlare di ragione rimane sempre una costante di inopportunità.
Cogliere il grado è fermarlo,vuol dire anche cercare nel proprio interiore una forma di monotonia.
C’è paura quando la vita può chiederti di cambiare ambiente di lavoro,c’è paura per le cose che si disconoscono,c’è paura nei termini nuovi che tra le altre cose hanno sempre un vecchio significato,c’è paura e il vero uomo ormai non c’è più.
Quante richieste,quante abbreviazioni,quanti vanti in una stupida esistenza!.
Il male persiste,in una forma sempre più violenta e contrastante,ma il male edifica a fare il bene e a raggiungere la vita esuberante.
Una sfilza di contraddizioni,danzano intorno alla preda,ma il buon cristiano: “si riconosce e si arreda”.
Il canto di una voce desertica,riempie i vuoti che ingrandirono l’anima!.
C’è la necessità di autoaffermarsi,ma manca la voglia di mettersi in gioco e spostarsi.
I richiami del mondo non hanno bisogno di essere ingranditi,ma io me ne frego e vivo in mezzo ai banditi.
Bandito e sinonimo il quale: veste le vesti dei passaggi primordiali.
Coincidenze possono legarci a sensazioni passate ma abbreviare il tutto vuol dire anche dimenticare.
Bisogna cercare nell’interiore,la migliore di ogni soluzione,bisogna farsi una convinzione,e bisogna viverla fino a prova contraria.
Vasta è la scelta,ma l’ordine che hai seminato nel disordine ti aiuterà a comprendere,e ad intercedere per gli altri se altri vuol dire mercenari,se altri,si spostano senza farsi più sentire,se altri sono solo convenienze e non appoggi sublimi.
Cosa potrei dirti o come potrei ammirarti,se quello che ho provocato riesce solo a cancellarti.
Ho bisogno del mio ceto medio,ma in realtà non mi cullo su nessuno,potrei rapire l’attenzione,ma riconosco il mio perdono.
Se guai a me dovessi risparmiarmi o dettare quelle stupide leggi,cosa potrei diagnosticare senza vederci chiaro,perché io son fatto così:
e della vita voglio il dolce e l’amaro.